Altro che il TTIP, arriva il CETA: le economie sono sotto attacco

Unione Europea e Canada insieme


Nella democrazia parlamentare che noi tutti conosciamo, il Parlamento ha l’ultima parola su qualunque tipo di decisione. Tranne che negli accordi commerciali: una clausola del CETA (Accordo Economico e Commerciale Globale) permetterebbe che una gran parte dell’accordo possa entrare in vigore senza aver bisogno dell’accordo del parlamento, inclusa la protezione degli investimenti garantita dall’ISDS (Risoluzione delle Controversie tra Investitore e Stato)! Ma cos’è il CETA? CETA significa Comprehensive Economic and Trade Agreement ed è un accordo di libero scambio ancora sconosciuto ai più che prevede la soppressione delle barriere tariffarie tra Canada e Unione Europea. Questo trattato a fine giugno passerà al vaglio del Consiglio Europeo e potrebbe presto entrare in vigore. Le finalità sono simili a quelle del TTIP. L’obiettivo dichiarato è di ridurre la regolamentazione sulle aziende ma si tratta di un altro trucco per limitare ancora una volta la sovranità degli stati, favorire le grandi banche e danneggiare i consumatori (Fonte: The Guardian)

Cosa significa tutto ciò? Ce lo spiega Nick Dearden, che sempre sul Guardian afferma: "se un governo europeo decidesse, ad esempio, di bandire una sostanza chimica potenzialmente cancerogena, un’azienda canadese potrebbe fargli causa perché le verrebbe impedito di fare profitti. E, attenzione, il processo si terrebbe in un tribunale speciale. Proprio così, un tribunale ad hoc con giudici eletti dai politici canadesi e dalla commissione di non eletti di Bruxelles, e supervisionato dagli avvocati della multinazionale di turno”.

I dirigenti e funzionari di tutt’Europa, inoltre, stanno preparando l’entrata in vigore del CETA che decorrerebbe dal momento in cui il Consiglio dell’Unione europea avrà dato il suo consenso, senza il bisogno di ratifica da parte dei parlamenti europei. Un espediente che il Ministro tedesco dell’Economia ha dichiarato essere “perfettamente democratico”. Complimenti, aggiungiamo noi.

C’è anche la questione banche: pei governi controllare le banche e i mercati finanziari sarà ancora più difficile. “Il tentativo di limitare la crescita delle banche che sono ‘troppo grandi per fallire’ potrebbe portare un governo davanti a un tribunale segreto” continua Dearden. In pratica, i grandi istituti avranno un potere praticamente illimitato.

Ma non è tutto. Grazie ad una sentenza ben nascosta nell’accordo, gli Stati membri dell’Unione Europea sarebbero soggetti alle ripercussioni da parte delle aziende anche nel caso in cui i primi abbiano votato contro il CETA, fino ad un periodo di tre l anni! L’articolo 30.8 del CETA afferma che i ricorsi avviati in virtù dell’ISDS possono essere presentati entro tre anni dalla data di sospensione o dalla terminazione dell’accordo.

I dirigenti esecutivi stanno facendo pressione per una attuazione provvisoria del CETA. Secondo il canadese Steve Verheul, responsabile delle negoziazioni, afferma: “L’accordo potrebbe decorrere se 15 sui 28 governi degli Stati membri dell’UE dovessero dare il loro consenso"

In altre parole, il CETA potrebbe entrare in vigore senza il consenso di organi legittimati dal popolo come ad esempio il Parlamento Europeo. Tuttavia l’accordo messo in atto in maniera provvisoria entrerebbe definitivamente in vigore senza che ci sia stata alcuna discussione in parlamento, poichè non esisterebbe alcuna scadenza entro la quale votare per rendere l’accordo pienamente vigente.

Per l’Unione Europea non vige alcun obbligo giuridico ad uscire dal trattato, come riferito dal comitato scientifico del Parlamento tedesco. Anche se il parlamento di uno Stato membro volesse respingere il CETA, per poter abbandonare il trattato sarebbe necessario il voto del Consiglio, il quale non viene direttamente influenzato dalle decisioni parlamentari: la decisione presa democraticamente dal tuo Parlamento non avrà alcun peso.

Anche se i dirigenti europei dovessero prendere in considerazione la scelta dei rappresentanti eletti e scelgano di sospendere il trattato, i paesi europei sarebbero ancora a rischio di azioni legali da parte delle aziende per i tre anni a seguire, come stabilito dalle clausole dell’accordo! La Russia fornisce un esempio pratico di questo cavillo giurisprudenziale: nel 2014 fu costretta a pagare $50 miliardi per via di una causa secondo ISDS resa possibile da un trattato che il paese implementò solo in via provvisoria e che decise di abbandonare nel 2009. Poiché in tale accordo c’era una clausola simile a quella nel CETA, la Russia dovette comunque far fronte ai suoi oneri. Dunque, un accordo con gravi conseguenze entrerà in vigore tramite attuazione provvisoria che si tramuterà in definitiva e che non sarà discusso da alcun organismo democraticamente eletto. Inoltre, anche se l’accordo venisse eventualmente abbandonato, le sue clausole più rischiose non cesserebbero di esistere. 

“In tutto questo i governi possono fare poco per salvarci. Il G7” conclude Dearden, “non può pensare ad altro che agli interessi delle élite dominanti del mondo”. Ma almeno sappiamo con chi e dove schierarci.

                                                                 VIS SAPIENTIA

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